55° Anniversario Dedicazione della Chiesa parrocchiale S. Maria La Stella


dedicazione
1. Per ogni comunità cristiana il giorno anniversario della dedicazione della propria chiesa è sempre motivo di festa e di gratitudine perchè viene data l´occasione di ripetere al Signore: "nel tuo amore per l´umanità hai voluto abitare là, dove è raccolto il tuo popolo in preghiera" (cfr Prefazio B, nell´anniversario della Dedicazione).
Celebrare il giorno della consacrazione della propria chiesa, è ricercare le proprie le radici "significa riprendere l´appartenenza a un popolo". E Papa Francesco dice: "Senza le radici non si può vivere: un popolo senza radici o che lascia perdere le radici, è un popolo ammalato". Bisogna "ritrovare, riscoprire le proprie radici e prendere la forza per andare avanti, la forza per dare frutto". Oggi è la festa di chi ha trovato le proprie radici: "L´uomo e la donna che ritrovano le proprie radici, che sono fedeli alla propria appartenenza, sono un uomo e una donna in gioia, di gioia e questa gioia è la loro forza".
2. Oggi veniamo invitati a mettere in luce il segno materiale della nostra chiesa per andare oltre e cogliere il mistero di salvezza che esso significa. Nel Vangelo di Giovanni viene detto: "E il Verbo di Dio si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi". (Gv 1,14). Ad una traduzione ancora più precisa del testo originale, il greco: "E il Verbo di Dio si fece carne e piantò la sua tenda in mezzo a noi". Gesù è la tenda dove si manifesta la gloria di Dio. Gesù è il figlio della parabola dei vignaioli che lo riconoscono l´erede della vigna e lo uccidono. Gesù morto e risorto è la gloria del Padre. E noi tutti? Continua il vangelo di Giovanni: "noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità" (Gv 1,14). Il cristiano, il vero discepolo di Cristo nasce dalla contemplazione della gloria del Figlio.

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Il cristiano è colui che, è attirato dal fulgore della gloria di Dio, resta nel suo amore. Dunque, di giorno in giorno nella contemplazione della gloria di Dio manifestata in Cristo, noi veniamo plasmati dal suo amore fino a fare emergere in noi il volto del Figlio.
Afferrati da Cristo, ma in cammino ed esposti ad ogni pericolo. Dice S. Paolo: "noi possediamo le primizie dello Spirito... e aspettiamo l´adozione a figli, la redenzione del nostro corpo". (Cfr Rm 8) "Le primizie dello Spirito" non vuole dire che possediamo una piccola parte dello Spirito, ma: "possediamo quelle primizie che sono lo Spirito", non una prima parte dello Spirito; lo Spirito è primizia perch&egraev; promette un compimento che c´è donato solo nella speranza.
Dallo Spirito noi abbiamo accesso al Padre, abbiamo l´adozione a figli, la libertà, la gioia, la speranza... e tuttavia gemiamo in noi stessi. Perchè gemiamo, se abbiamo lo Spirito? Perchè anche la vita cristiana non è compiuta, ma anela ad un compimento; c´è qualche cosa che ci limita e questa è la nostra esistenza fisica, non perchè la realtà materiale sia negativa, ma perchè siamo nel mondo e quindi in una condizione di provvisorietà e di fragilità. La nostra vita è ancora in balia del mondo, degli avvenimenti della natura; il corpo mortale è esposto inevitabilmente alle tentazioni della paura e quindi della seduzione di fronte al mondo nella condizione di povertà, ed è ricattabile. Badiamo bene a come costruiamo la nostra vita!
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3. Il vero tempio di Dio dunque è il cuore dell´uomo, ma è anche vero che questo cuore, proprio perchè umano, ha bisogno di visibilità. L´edificio diventa allora "Sacramento", cioè segno, di una Comunità di fedeli che esiste in questo nostro territorio.
Il prefazio, la preghiera che ci introduce alla preghiera eucaristica ci fa cosi pregare: "Tu ci hai dato la gioia di costruirti fra le nostre case una dimora, dove continui a colmare di favori la tua famiglia pellegrina sulla terra e ci offri il segno e lo strumento della nostra unione con te. In questo luogo santo, tu ci edifichi come tempio vivo e raduni e fai crescere come corpo del Signore la tua Chiesa diffusa nel mondo, finchè raggiunga la sua pienezza nella visione di pace della città celeste, la santa Gerusalemme".
Qui noi invochiamo il nome di Dio, qui ci nutriamo della sua Parola, qui viviamo dei suoi sacramenti. In questo senso questa nostra chiesa è la "santa dimora di Dio".
Qui abbiamo la grazia di incontrare Gesù nei segni sacramentali che lo rendono presente:
- la comunità cristiana, Corpo di Cristo, e il presbitero che la presiede;
- la parola di Dio, proclamata durante le celebrazioni liturgiche;
- l´Eucaristia, sacramento per eccellenza di Cristo Crocifisso e Risorto.
La chiesa - edificio è segno della nostra comunità che vive in questo territorio;
essa è segno della Chiesa Sposa di Cristo, essa è nostra "madre" nella fede, pellegrina qui sulla terra e già beata nel cielo.
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4. Il segno della chiesa-edificio ci rimanda a qualcosa di molto grande, ad una esperienza esaltante da realizzare insieme, di avere un progetto in comune.
Vano sarebbe concludere questo giorno con una celebrazione e poi continuare in una sterile vita fatta di hobby, di chiusura nel privatistico, di insoddisfazioni perchè le cose vanno male.
Dovremmo esigere da noi stessi uno slancio di creatività, piuttosto che accrescere il cumulo di lamentele e critiche. Dobbiamo passare dal piano dei commenti, più o meno appropriati, ad un andare più in fondo e comprendere l´ora che viviamo.
Non possiamo rimanere prigionieri della superficie delle cose, perchè dentro di noi abbiamo il seme di vita eterna.
Vi ripeto con le stesse parole del nostro vescovo: "Dobbiamo riprendere questo dialogo intimo con Cristo e raccogliere con gioia ciĆ² che ci offrono le cose che stanno intorno, con le persone, le capacità, i doni che con occhi nuovi scopriremo. Cristo promette ai discepoli di compiere cose ancora più grandi di quelle che lui ha compiuto".
Rendiamola bella la nostra chiesa con una vita coinvolta, entusiasta, con la consapevolezza che siamo in Cristo una sola realtà! Rendiamo bella la nostra vita se la riempiamo di vero amore e ne facciamo un dono a Dio.
Rendiamo bella la nostra chiesa in tutte le sue manifestazioni: anche la cura dell´edificio chiesa, il rinnovamento delle sue stesse strutture devono parlare di noi, della nostra passione per il vangelo, della gioia di essere di Cristo.
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Per questo lunedì 9 ottobre il Consiglio pastorale che è espressione viva dei vari gruppi, associazioni e fedeli della parrocchia, si riunirà per accogliere e fare proprio il piano pastorale diocesano, il nuovo cammino che annualmente viene presentato e che il Vescovo ha consegnato lunedì 2 ottobre ha come obiettivo: "I Giovani, la fede ed il discernimento".
La nostra comunità parrocchiale nella sua povertà di mezzi, di strutture ha una sola ricchezza, il Cristo Signore che ha assicurato di essere in mezzo a noi. Questa ricchezza dobbiamo offrire, questa salvezza deve vivere nei cuori. Non chiudiamoci dentro al già fatto, il così si è fatto! Pur avendo una bella tradizione di impegno ora bisogna dare una svolta, ora dobbiamo prendere coscienza che solo una nuova consapevolezza, un autentico entusiasmo, una forte interiorizzazione può esprimere la bellezza di essere di Cristo.
La Vergine santa, da noi invocata come nostra Stella (oggi posta davanti ai nostri occhi nel segno della statua) possa sempre spingerci in avanti, ad osare vie nuove e a non fermarci al già fatto! Il Signore benedica protegga questa bella comunità!

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