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Prima Catechesi agli adulti e ai gruppi parrocchiali.
Il Pellegrinaggio di Abramo (I parte)
La narrazione del cammino di Abramo che si svolge dal capitolo 12 al capitolo 25 della Genesi
è il prototipo di ogni itinerario di fede e contiene in sé anche le connotazioni tipiche dell’esperienza
cristiana. In questo cammino infatti si può riconoscere il cammino della fede di Cristo Signore e di chi gli
appartiene.
Una prima caratteristica che balza agli occhi è la clamorosa sproporzione tra la
grandiosità della promessa di Dio e la povertà invece in cui si svolge l´intera vicenda di Abramo.
La grandezza della promessa: "Farò di te una grande nazione e ti benedirò".
La povertà in cui si svolge: "Vattene dalla tua terra…verso la terra che io ti
indicherò". "Abramo aveva settantacinque anni quando lasciò Cannan…", "Sarai era sterile e
non aveva figli" (Gen 11,30). La promessa di Dio assume la forma di benedizione: "farò di te un grande popolo…e ti
benedirò". Questa benedizione travalica la stessa discendenza di Abramo per assume anche un orizzonte universale:
"in te saranno benedette tutte le famiglie della terra".
L´avventura della fede è quella di essere pellegrino e straniero: Abramo abita la terra
promessa, ma come straniero. Abitare la terra ed essere straniero perché c´è un altrove. La
finalità del pellegrinaggio è realizzare una comunione più grande.
Ricordiamo la 1Pt 1,1: "…ai fedeli che vivono come stranieri, dispersi nel Ponto, nella Galazia,
nella Cappadocia…". L´annotazione non si riferisce soltanto al fatto di vivere in mezzo ad altri popoli e a dei
pagani, ma soprattutto la fede che ci rende solidali con tutti ma anche cittadini del Regno.
La consapevolezza di questo tempo e la particolare situazione di emergenza, il generale smarrimento
del cammino, la una fatica di marcia che sta segnando la nostra stessa convivenza umana… esige un maggiore radicamento nella
fede.
Il nostro impegno pastorale e i nostri impegni della vita potrebbero trasformarsi in un lavoro
affannoso al punto tale da smarrire la direzione di marcia e dimenticare la nostra vera identità. È necessario
aiutarsi a radicare la propria vita nella fede. Significa attraversare questo nostro tempo con la chiamata alla
radicalità della fede.
La radicalità della fede si esprime in quella richiesta ad Abramo "Vattene da…verso un
paese che io ti indicherò" (Gen 12,1). In questa richiesta di Dio vi è un grande paradosso: è
promessa una terra che già è occupata da altri che sono forti e ricchi. La Lettera agli Ebrei così sintetizza
l´esperienza della fede di Abramo: "Per fede, Abramo, chiamato da Dio, obbedì partendo per un luogo che
doveva ricevere in eredità, e partì senza sapere dove andava. Per fede, egli soggiornò nella terra
promessa come in una regione straniera, abitando sotto le tende, come anche Isacco e Giacobbe, coeredi della medesima
promessa" (Eb 11,8-9).
Abramo parte sulla parola di una promessa che non vedrà lui stesso realizzata; e
proseguirà il suo cammino sempre come straniero e pellegrino.
La richiesta è rivolta anche a noi: "Esci da….". È una richiesta impegnativa,
ma che trasforma la persona. Quando Dio parla all´uomo lo fa non per lasciarlo nella sua povera condizione, ma per
innalzarlo. La fatica di uscire dal proprio cantuccio caldo e comodo per mettersi in discussione, per abbandonare le
sicurezze per l´incerto, per cambiare stile di vita richiede un abbandono fiducioso nel Signore Dio. Ma se il timore e
il calcolo egoistico subentra allora non avviene alcun cambiamento in noi.
v. 9 : "Abramo levò la tenda per andare ad accamparsi nel Negheb". Abramo mette la
prima tenda su una terra la più improbabile. Abramo si incammina e basta, senza proferire parola, senza resistenza
in alcun modo alla chiamata del Signore. L´età avanzata di Abramo non lascia spazio a nessuna ragionevole e
umana prospettiva.
"Come può accadere questo"? è la stessa esperienza di Maria davanti ad una
proposta sorprendente di Dio. Il criterio di ogni missione e ministero nella chiesa è: uscire per seguire.
L´orizzonte che si delinea è dunque la pellegrinatio fidei. Proprio per questo Abramo è chiamato da noi
cristiani "nostro padre nella fede".
Farsi viandanti, sapendo che il polo di riferimento è divenire amici di Dio. Non cambia nulla
sul piano della condizione sociale, ma si realizza una comunione intensa.
Il pellegrinaggio della fede è differente dal vagabondare in mille attività.
L´affanno, la ricerca della propria immagine, l´ansia per vedere ad ogni costo i risultati della propria azione
pone ancora l´attenzione su noi stessi e non sul cammino che siamo chiamati a realizzare. Il pellegrinaggio della fede
unifica e tende alla comunione, il vagabondare invece frantuma ogni cosa e crea solitudine, deserto. Il Salmo 107 descrive il
camminare a vuoto:
Alcuni vagavano nel deserto su strade perdute,
senza trovare una città in cui abitare.
Erano affamati e assetati, veniva meno la loro vita.
(….)
Altri abitavano nelle tenebre e nell´ombra di morte,
prigionieri della miseria e dei ferri,
perché si erano ribellati alle parole di Dio
e avevano disprezzato il progetto dell´Altissimo.
Egli umiliò il loro cuore con le fatiche:
cadevano e nessuno li aiutava.
La condizione di pellegrini spinge a cercare lungo il cammino il piccolo segno che anticipi il
compimento della promessa, permette di dare tutta la propria carica interiore e di apre alla speranza. La precarietà
propria del pellegrino aiuta a prendere coscienza che la vera stabilità è altrove, non qui ma nel trovarsi al
sicuro tra le mani di Dio.
La radicalità della fiducia posta in Dio permette che avvengano dei passi decisivi. Se io mi
affido alla sua promessa promessa, anche se ora non vedo e, il più delle volte sembra che tutto la smentisca, mentre
procedo fiducioso nel cammino si aprirà un nuovo orizzonte. Se Egli mi mette alla prova so che continua a tenermi per
mano. Sono certo che se mi orienta per un futuro non probabile alle previsioni umane Egli mi sostiene con il dono di una
caparra che tiene desta la mia ricerca.
Il pellegrinaggio della fede è il progressivo svelarsi del volto di Dio, quel volto
incredibile, inconoscibile di Dio, eppure da sempre il cuore umano volge il suo intimo desiderio di potersi immergere.
Abramo, lungo il suo pellegrinare, da straniero ed ospite, impara gradualmente a riconoscere il volto ineffabile di Dio.
Il volto di Dio è differente da altri volti che prepotentemente si impongono, ma una volta visti non hanno più
nulla da offrire.
Abramo è chiamato ripetutamente ad uscire fuori: ad andare al di là di quello che
è l´orizzonte che abitualmente racchiude e condiziona la sua esistenza. Oltre quello che sa, oltre quello che
vede, oltre quello che gli si presenta come sicuro e affidabile, c´è altro, c´è un Altro che lo
conosce, che sa di lui, e che vede più lontano perché vede più in profondità, ed è presenza
sicura e affidabile, pur nel mistero in cui non può essere afferrata e posseduta in modo compiuto. Abramo è
invitato ad allargare l´orizzonte ristretto che è abituato a misurare, per volgere lo sguardo in alto e scoprire
che la grandezza di Dio, come quella del cielo, è più grande di quanto gli può sembrare possibile.
Ripercorre l´esperienza di Abramo ci farà comprendere che la vera fede è un cammino: non è
qualcosa che si possa dire raggiunto, che si possieda una volta per tutte, ma una relazione in cui stare. Anche se
l´uomo perde il passo, il Dio dell´Alleanza è fedele alle sue promesse e non ritira la parola data: che
Lui non si stanchi per le nostre infedeltà e motivo che permette sempre, di nuovo, di rimetterci in cammino e di non
perderci d´animo.
S. Maria la Stella 8 dicembre 2009
Don Salvatore Coco
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