Prima Catechesi agli adulti e ai gruppi parrocchiali

Il Pellegrinaggio di Abramo (II parte)

    La struttura del capitolo 13, dal punto di vista del significato letterale, è piuttosto semplice: continua la narrazione delle parole, dei gesti insieme alla descrizione dello sguardo di Abramo. Sono realtà esteriori del patriarca, ma grazie a esse il racconto scava nel suo animo e ci rivela come Abramo cresca in profondità interiore. La sua preoccupazione primaria, sempre viva in ogni capitolo, è quella d´individuare l´erede e di entrare in possesso della terra che Dio ha promesso ma che ancora non ha gli ha indicato.
    I versi 2-6 evidenziano il benessere di Abramo e del nipote Lot che lo ha seguito nel suo pellegrinaggio nelle terre di Canaan: "Abram era molto ricco in bestiame argento e oro. … Anche Lot aveva greggi e armenti e tende".
    Questo benessere condiziona i movimenti e la vita dei due generando facilmente continui litigi. È bene allora che siano evitati. È necessario quindi dividersi il territorio per non intralciare le attività l´uno dell´altro. Abramo dal canto suo con magnanimità offre al nipote la possibilità di scegliere a suo piacimento qualsiasi territorio.
    I versi 10-13 invece mettono in risalto la profonda differenza di criteri di scelta tra quella di Abramo e quella di Lot. Quest´ultimo sceglie in base alla convenienza, alla comodità, all´aspetto materiale. Evidentemente vivere in una pianura era senz´altro pių agevole anziché vivere in luoghi rocciosi, la pianura poteva offrire abbondante nutrimento e acqua per il bestiame e per le persone.
    Il v. 13 sottolinea la realtà che circonda questi pellegrini: è una realtà perversa. "Ora gli uomini di Sodoma erano molto malvagi e peccavano molto contro il Signore" (v.13).
    Chiude il capitolo (vv 14-18) una riflessione teologica: la vera ricchezza di Abramo sta nella Promessa del Signore. La fiducia riposta in Colui che lo ha chiamato guida ogni sua scelta. Questa vicenda tuttavia per Abramo si trasforma in un momento di sconforto e d´amarezza, nella quale egli deve verificare ancora una volta la stranezza del comportamento di Dio: egli viene gradualmente educato da Dio e introdotto alla conoscenza dell´Altissimo. Jahvè è il Dio "totalmente Altro", non può essere considerato alla pari alle divinità cananei.
    Abramo, dopo diversi anni dalla sua chiamata, è ancora solo, senza erede; eppure proprio in un momento come questo il Signore ripete solennemente la promessa: "Questa terra sarà tua. Alza gli occhi, Abramo – perché egli ha il viso piegato a terra, addolorato e angustiato –, alza gli occhi, perché renderò la tua discendenza numerosa come la polvere della terra". In questo momento di solitudine e di insicurezza, mentre Abramo è intento a scrutare l´orizzonte e triste sta a guardare il suo nipote Lot con la sua gente allontanarsi, sollevando molta polvere il Signore Iddio ripete: proprio questa polvere che vedi laggiù – che, di per s&egave;, è il segno della tua povertà di uomo che spera, ma che non ha raggiunto il compimento della propria speranza – parla della discendenza che ti sarà data. Quella polvere denuncia il tuo fallimento di uomo solo: Abramo ha perso Lot come erede, ma egli non è l´uomo della vendetta.
    Abramo più avanza, più trascorre il tempo e più il Signore lo rende povero ma gli apre spazi più larghi dentro il cuore. A una totale mancanza di risultati esteriori corrisponde un allargamento dello spazio interiore. Abramo non recrimina nulla, neanche contro Lot. In fondo, Lot avrebbe potuto far di tutto per rimanere con lo zio, ma non l´ha fatto. Ha pensato di potersi avvantaggiare perseguendo finalità tutte sue, diventando lui il capofamiglia di un gruppo autonomo. Ma Abramo non protesta, né conserva nei confronti di Lot alcun rancore. Si è reso conto che la promessa doveva compiersi passando per altri eventi. L´uomo di fede non è colui che - conoscendo in anticipo la meta - progetta, poi, lui stesso la strada. È Dio che svela la meta e la strada. Ed è camminando lungo la strada che il credente si vede chiarire la meta.
    In questo capitolo della Genesi espone i differenti criteri della scelta di Abramo e di Lot. Quest´ultimo sceglie la parte migliore, ma resta senza discendenza, Abramo invece accetta quel che rimane, ma avrà una discendenza.
    Il comportamento di Abramo in un ambito di conflittualità è quello della generosità oltre misura. Egli sceglie di essere generoso e in lui non c´è calcolo. È veramente un uomo che la vita sta educando a non essere esoso, a non prendere per sè nient´altro che quanto promesso da Dio. La chiamata di Dio gli dà il senso di completezza e non ha da mendicare. In lui c´è una pienezza di senso che riempie il suo cuore. Abramo capisce che la vita non si basa sull´idea della scarsità di risorse per cui bisogna litigare, ma si radica nella promessa di Dio e nella sua intenzione di benedirci. Con questa visione più ampia della vita evita di diventare ansioso e avaro e non finisce per vedere gli altri come concorrenti. Giovanni Battista, richiamando la vicenda del patriarca, si scaglia contro i farisei che vengono a vederlo e dice loro di non dire che sono figli di Abramo. Perché i figli di Abramo sono quelli che vivono secondo il dono Dio e che imparano ad essere generosi verso gli altri, non quelli che pensano di guadagnare dalla vita e che escludono gli altri. Dio fa sorgere figli di Abramo dalle pietre piuttosto che avere un popolo dal cuore di pietra ( cfr Lc 3, 8-9).
    Diamo, per un attimo, uno sguardo ai nostri vissuti. L´ansietà e l´affanno per garantirsi di tutto si manifesta attraverso l´iperattivismo, l´ansietà per i risultati, l´ambizione per la carriera. Frequentemente si individua in noi uno scontento di fondo. Prevale di solito la seduzione del tutto e subito. Si riscontra prima ancora di iniziare un servizio ecclesiale, un impegno in famiglia, nella società la pretesa previa di un ritorno di immagine o la garanzia di un esito positivo per le nostre attività. Non si può vivere da scontenti. Vivere l´elezione di discepoli invece è vivere nella gioia. Lieti cioè di essere stati chiamati, ricordando l´affermazione paolina: "Gesù da ricco che era si fece povero" (2Cor 8,7). Questa coscienza ci rende capaci di gesti di gratuità.
    Non meravigliarsi se capita una stagione di aridità spirituale. Anche dentro dei cammini più solidi si trovano alternanza tra momenti alti con altri di ambiguità. Si avvicendano momenti di luce e di debolezza. È necessario però ricordarsi che se si vive il tempo dell´ambiguità, questo non và reso definitivo.
    Sono tante le gesta e le opere di Abramo narrate dal libro della Genesi, ma non è su questi aspetti che le pagine bibliche intendono attirare l´attenzione, bensì sull´esperienza di fede che Abramo ha vissuto. Anche questi aspetti legati al tempo, però, sono importanti, se non altro perché ricordano che l´incontro fra Dio e l´uomo si svolge nella storia comune, nel quotidiano, fatto di cronaca e non solo di eventi eccezionali; fatto di tradimenti e non solo di fede.
    Abramo è colui che indicò ad Israele il modello di vita a cui attenersi davanti a Dio. L´esperienza individuale di Abramo si dilata fino ad assumere dimensioni comunitarie: egli diventa lo specchio in cui la fede di Israele e poi della stessa comunità cristiana deve continuamente confrontarsi.

S. Maria la Stella 10 gennaio 2010

Don Salvatore Coco       



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