Prima Catechesi agli adulti e ai gruppi parrocchiali

Il Pellegrinaggio di Abramo (III parte)

    In questo capitolo (Gen 15) prevale il tono consolatorio da parte di Dio nei confronti di Abramo. Egli sente il bisogno di essere rassicurato e sostenuto da Colui che lo ha chiamato. La narrazione si sviluppa attraverso due ben precisi momenti che costituiscono all´interno del capitolo due sezioni: i versi 1-6 in cui Abramo riceve la promessa di un figlio-erede e l´altra sezione formata dai versi 7 e seguenti che contengono l´annuncio del possesso della terra alla numerosa posterità.
    Le due sezioni sono costruite in maniera parallela e si rassomigliano. Le due promesse fatte da Dio non sono immediatamente accolte da Abramo. La prima promessa annunciata da Dio si conclude con una protesta "a me non hai dato discendenza e un mio domestico sarà mio erede" (v.3). Invece per la seconda promessa viene chiesto un segno: "Signore Dio, come potrò sapere che ne avrò possesso?"(v.8).
    Suggestivo e commovente è il racconto del colloquio notturno fra Abramo e il Signore: "Dopo tali fatti, questa parola del Signore fu rivolta ad Abram in visione: "Non temere, Abram. Io sono il tuo scudo; la tua ricompensa sarà molto grande". Rispose Abram: "Mio Signore Dio, che mi darai? Io me ne vado senza figli e l´erede della mia casa è Eliezer di Damasco". Soggiunse Abram: "Ecco a me non hai dato discendenza e un mio domestico sarà mio erede". È la prima volta in cui Abramo parla al suo Dio, e gli si rivolge con una domanda piena di amarezza. "Non temere": Dio si manifesta come un padre che rassicura il proprio figlio e conosce il suo travaglio interiore. Tuttavia la parola del Signore, che lo invita al coraggio e gli rinnova la promessa, alle sue orecchie risulta come una parola ormai vuota. Troppo tardi, perché possa essere vera. Egli ha atteso inutilmente una discendenza e ora sente avvicinarsi la morte: "Io me ne vado". Ma neppure di fronte al dubbio e all´amarezza di Abramo, Dio si affretta a realizzare la promessa. Semplicemente la rinnova: "Poi lo condusse fuori e gli disse: "Guarda in cielo e conta le stelle, se riesci a contarle" e soggiunse: "Tale sarà la tua discendenza" (Gn 15, 5)".
    Per vincere il dubbio e continuare a credere, Abramo deve uscire dal suo piccolo orizzonte ("lo condusse fuori"), deve cambiare la direzione dello sguardo ("guarda le stelle") e deve non dimenticare che la potenza di Dio è grande ("conta le stelle, se riesci"). Uscendo dalla propria misura e cambiando la direzione dello sguardo, Abramo gradualmente si accorgerà che la potenza di Dio si farà strada anche nella più grande debolezza, e che ciò che è impossibile all´uomo è possibile a Dio.
    Tra la prima promessa e la seconda si trova un verso che unifica le due proteste e al contempo svela l´esito finale dell´atteggiamento di Abramo: "Egli credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia" (v. 6). Abramo credette. Il verbo ebraico, secondo la sua radice, va tradotto: "trattò come certo", "considerò certo Dio", "si appoggiò su Dio come certezza". È un atto puro di giudizio dal quale nasce la decisione di continuare la sua vita in terra di Canaan. L´atto di fede, colto nella sua fessenzialità, è un atto di giudizio, è il giudizio che uno dà quando riconosce Dio come fondamento di sé e della vita. Abramo giudicò il Signore capace di compiere la promessa, e si fidò di lui. Accolse la promessa divina e la rese efficace e visibile nella sua vita. Una fiducia diversa da quella iniziale, quando probabilmente pensava che Dio avrebbe mantenuto la sua promessa diversamente. Man mano che Dio si rivela - così differente da come l´uomo lo pensa! - la fiducia dell´uomo è chiamata a purificarsi. Nel cammino verso Dio la fede non è mai uguale a se stessa. Fidarsi di Dio è la sola relazione corretta fra l´uomo e il Signore!
    Egli dunque fa fatica ad affidarsi e ha bisogno di risentire la parola della promessa. La scelta di credere non è facile. L´evidenza di restare senza figli appare chiara ad Abramo eppure continua a fidarsi di Dio. La vita di Abramo, guidata dalla promessa, è una continua attesa del compimento: è ricerca attenta per aderire alla promessa ogni volta che gli sembra compiersi: mediante l´adozione del servitore fedele (cfr Gen 15,3), mediante la nascita dalla schiava ( cfr Gen 16), tutti mezzi previsti dai costumi e dalle leggi del suo tempo. Poi Dio gli faceva capire che il modo di compiersi della promessa era un altro, e Abramo doveva rimettersi in attesa, fino al momento supremo in cui, nato gli il figlio da Sara, Dio glielo chiese in sacrificio (altro costume allora molto comune): anche allora Abramo fu disposto a ricominciare daccapo (cfr Gen 22). La fede in Abramo dunque non è una passività o una mancanza di iniziativa, anzi è un prendere iniziativa nella direzione che Dio sembra indicare, nella più totale disponibilità a cancellare e a cambiare direzione nello stesso momento in cui Dio fa capire che si deve andare.
    La reazione del patriarca è un atto incondizionato di fede fondato sulla speranza. Paolo dirà "nella speranza siamo stati salvati"(Rm 8,24). Il presente, anche un presente faticoso, può essere vissuto e accettato se conduce a una grande meta da giustificare la fatica del cammino. Abramo deve accettare di essere condotto da Dio stesso fuori dallo spazio limitato del proprio vivere quotidiano, del proprio modo di valutare la realtà.
    La stessa esperienza è proposta nel vangelo: "Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini" (Mc 1, 17-18). È arduo seguire Gesù: al discepolo viene additato un percorso totalmente diverso dal semplice buon senso umano. La fatica della sequela ha bisogno di risentire parole che infondano vera consolazione ed energia per proseguire il cammino. Gesù per questo rincuora i suoi: "Non temere piccolo gregge, perché al Padre vostro è piaciuto dare a voi il Regno" (Lc 12,32). Gesù esulta nel vedere come i semplici proseguono il cammino: "Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelati ai piccoli" (Mt 11,25). Non abbandona chi sinceramente si è messo in cammino anzi egli stesso allevia la fatica: "Venite a me voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi ristorerò" (Mt. 11,28).
    Abbiamo dunque bisogno di luoghi rigeneranti, di consolazioni che ci rimettano in cammino poiché nell´esistenza umana si alternano fasi cariche di promesse e fasi di aridità. In questo tragitto, man mano la fede diventa un mettersi in gioco senza riserve, coinvolgere se stessi senza evadere dal momento che si sta attraversando: vivere il tutto nel frammento. È saggio fare dei progetti, ma è anche saggezza saperli cambiare. Il futuro promesso non è costruito da Abramo ma gli viene consegnato. La chiamata e il futuro sono nelle mani del Signore e si chiede a noi solo di affidarci.

S. Maria la Stella 14 febbraio 2010

Don Salvatore Coco       



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